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Sferisterio bolognese

1822

Sferisterio bolognese

Lo sferisterio bolognese, inaugurato nel 1822, era lungo 97,10 ml e largo 17,48 ml; il muro di appoggio misurava 21,60 m in altezza.
La foto di A.Fiumani, mostra la galleria nord e le gradinate per il pubblico a destra.
Qui di spalla vediamo i tre giocatori, nei loro ruoli di 'terzino', di 'battitore' e di 'spalla'.
Al mezzo dell'area di gioco, sulla destra, è visibile il 'chiamatore' annunciare sia l'inizio del gioco: 'Allegri!', sia i punti, sia con 'Pàssino' il cambio dalla battuta alla rimessa.
A Bologna si giocò prevalentemente al pallone grosso o toscano, piuttosto che al piccolo o piemontese al bracciale, al pallone elastico e al tamburello.
I primi "totalizzatori", o banchi di ricezione delle scommesse, nacquero negli sferisteri, più che negli ippodromi o cinodromi.
La consuetudine delle 'sfide' - celeberrime quelle coinvolgenti campioni rimasti nella storia come Bruno Banchini, Domenico Bossotto (il cui dominio in campo braccialistico durò dal 1872 al 1882, a Bologna ricordato per aver giocato per una settimana consecutiva senza commettere un solo fallo) e Giovanni Ziotti - favorirono la partecipazione di grandi folle e di scommettitori.
In propsito, degna di citazione, una quartina scolpita in una parete d'uno sferisterio toscano: "O giocatore, che a giocare t'en vai, gira pur la questione da tutti i lati, ma a un solo risultato perverrai: qui si vien per giocare e s'è giocati".

L'immagine è tratta da pag. 87 in Giancarlo Bernabei, 'La Montagnola', Pàtron Editore, Bologna, 1986.

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