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Evoluzione tecnologica

1930

Evoluzione tecnologica

La moderna bicicletta ha conosciuto un'evoluzione tecnologica bicentenaria. L'anno 1791, a Parigi, il Conte Mede de Sivrac costruì un mezzo relativamente semplice, interamente in legno, costituito da un asse centrale che svolgeva anche le funzioni di sella, due forche e due ruote del diametro di cm.70. Si muoveva con la spinta a l suolo dei piedi, che potevano agire simultaneamente o in modo alternato. Ebbe il nome di Celerifero.
La variante sterzante è di un Barone tedesco, Karl Friederich Ludwig Drais von Sauerbronn, definita dai francesi Draisina.
Più leggera e più solida venne costruita interamente in ferro da un inglese, Dennis Johnson, denominata Hobby-Horse o Dandy-Horse (cavallo da intrattenimento), da nio Velocifero sterzante.
Nel 1839 un fabbro scozzese Kirckpatrick Mac Millan inventò i pedali propulsivi. Ma è nel 1855 che il brevetto dell'invenzione venne attribuito ai francesi Pierre ed Ernest Michaux, dai quali il biciclo prese il nome di Michaudine.
A Voctor Renard devesi poi la costruzione del biciclo a ruota maggiorata o Grambi, di 3 metri di diametro, nel 1878.
Successivamente, nell'arco di un decennio, la Bicicletta prese la sua forma e congegni definitivi, quali moltipliche ad eingranaggi e catena.
Nel 1888 si arrivò infine all'adozione dei pneumatici a camera d'aria ad opera di John Boyd Dunlop, chiudendo così l'era dei boneshaker, letteralmente scuoti-ossa, precedenti.
Nel 1897 si passò ai tempi moderni, con la ruota libera, che permetteva di smettere di pedalare nei tratti in discesa o comunque quando il mezzo avesse preso velocità.
Qui riprodotto è un inserto pubblicitario nostrano, risalente agli anni trenta. Un tale Pettazzoni, con officina in Via Chiudare, 4 (tra Viale XII Giugno e Via Arienti, parallela alle Vie Rubbiani e Castiglione) ritrasfomò la Bicicletta in Biciclo... alla rovescia.
Nonostante l'ingegnosità e la praticità evidenti a prima vista dall'inserto pubblicitario, l'invenzione non trovò il favore dei possibili utenti, che preferirono semmai il modello tradizionale, a quei tempi proposto, quale la 'Littorina autarchica'.
Alcuni anni più tardi il povero Pettazzoni, fallito, si tolse la vita nei pressi della Certosa.

Da Franco Cristofori, 'Vecchia e cara Bologna', Edizioni Pedagron, luglio 2001, l'immagine pubblicitaria. Da Marco Sicari, 'E il mondo girò su due ruote', alle pagg. 34-41 di 'Lo sport italiano', rivista mensile del C.O.N.I. n° 11 Novembre 1998, L'evoluzione storica del mezzo.

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