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I gerarchi del Partito

1940

I gerarchi del Partito

La foto è a prima vista insignificante, se non altro perché simile a migliaia di altre che nel corso del ventennio hanno pubblicizzato in modo ridondante i rituali delle 'militari' rassegne dei gerarchi del Partito.
È altamente evocativa invece se facciamo riferimento al contesto: il lungo porticato, formato dai 161 archi, eretti tra il 16 settembre 1881 e il 2 aprile 1834, dal Meloncello alla Certosa.
Alla fine di aprile e nei primi di maggio del 1940, A. XVIII dell'E.F. a Bologna si svolsero i settimi, ed ultimi, 'Littoriali della cultura dell'arte'.
Ad uno di quei giorni risale la foto dei sei 'instivalati': primo, l'allora segretario del P.N.F, Ettore Muti (classe 1902, pluridecorato, ma non agli effetti del foglio matricolare perché minorenne nel '17, come 'Ardito' e nel '18 come 'Caimano del Piave', Legionario fiumano nel '19 e '20, squadrista nel '21 e '22) che tre anni dopo, nella notte fra il 23 e 24 agosto 1943, dopo essere stato prelevato da una squadra speciale dei RR.CC. venne trovato nella pineta di Fregene con due colpi, cal.9 M.A.B.38, alla nuca.
Al suo fianco sinistro è riconoscibile il Federale della X Legio Vittorio Calicetti (classe 1893, Ardito e Legionario fiumano).
In qualità di creatore e quindi nominato comandante del XV Battaglione della G.I.L, si compiace di mostrare la schiera di Avanguardisti, partecipanti ai Littoriali, in 'presentat'arm' a baionetta innestata.
Così come la selva di moschetti evoca colpi di arma da fuoco è il luogo prescelto storicamente evocativo.
Alle spalle di Vittorio Caliceti è visibile il cedro oggi pluricentenario, dietro il portico dell'eredità Valeriani all'inizio del tratto da Via Sant'Isaia (oggi Andrea Costa) alla Certosa.
Nel 1870 era sorto per opera soprattutto del Conte Stanislao Grabinski l'impianto del tiro al piccione o a volo.
Ripetuti colpi da fuoco ivi risuonarono fino agli anni Trenta.
All'estrema sinistra vediamo il sesto gerarca nella sua nera divisa. Ai suoi fianchi, dietro, a ridosso degli archi 73 e 74, si inrtavvedono due 'balilla' a moschetto 'presentato'.
Dietro quegli archi, parallelamente al porticato, dal 1886 al 1925 era ubicato il poligono del Tiro a Segno, dove 'sportivi' e militari in esercitazione per un quarantennio, imbracciarono fucili mirando ai bersagli.
L'8 agosto 1849 esattamente all'altezza del qui ritratto Ettore Muti, nello spazio cioè compreso fra l'arco 67 e 70, un plotone di 'giacche bianche' del gen. Karl Gorzkowski, governatore di Mantova e responsabile asburgico della 'piazza' di Bologna sotto lo Stato Pontificio, fucilò due 'bersagli' umani per essere invisi all'Austria a causa della loro assidua opera di irredentismo: Ugo Bassi, barnabita, e Giovanni Livraghi, capitano del distretto di Varese.
Alle due lapidi in memoria collocate in loco, ancor oggi leggibili, se ne è aggiunta una terza evocante i 'mille' partigiani colpiti dal piombo 'nazifascista' dal 1943 al 1945.
Fino all'8 agosto 1940 la sepoltura del Padre Barnabita esistette nella Sala delle Catacombe della Certosa: con quella data i resti del Frate Patriota furono traslati nel sacrario dell'Ossario dei caditi della Grande Guerra 1915/18.
Ancor più adiacente la monumentale Torre di Maratona, eretta nel 1928 tra gli archi 59 e 67, sostituiti dall'enorme volta, sotto cui passarono i nostri sei gerarchi, per essere salutati, nel grande catino del Littoriale, appunto, dai giovani 'Littori' partecipanti.
Tra di essi c'era Giaime Pintor e tantissimi altri, alcuni già antifascisti, altri che lo divennero nel corso della guerra o dopo.
La Torre di Maratona ha un duplice significato: l'uno marziale, in ricordo della battaglia del 490 a.C. degli ateniesi e dei platesi, guidati vittoriosamente da Milziade contro l'esercito persiano (da qui la 'prevalenza' storica dell'Occidente contro l'Oriente!); l'altro 'sportivo' dovuto alla corsa di Fidippide, annunciante la vittoria, a lui in fine risultata mortale, stroncato come fu dallo 'stress' fisico-emotivo.
Dal 1928 al 1990 sul sommo del pennone eretto sul terrazzo ultimo della Torre, esposta ai venti ed alle intemperie, v'era la Vittoria Alata dello scultore Giuseppe Graziosi.
Il restauratore Morigi s'accorse stupito delle numerose 'ferite' inferte alla Vittoria dai soldati inglesi stanziati nel 1945 all'interno dello Stadio. Per spirito 'agonistico' questi ultimi, per mostrare la loro capacità di precisione quali fucilieri di Sua Maestà Britannica, la 'centrarono' più volte.
Morigi ebbe modo di verificare che fulmini e venti impetuosi 'naturalmente' si erano accaniti su di lei. Cosicchè alfine di salvaguardare l'opera scultorea si decise di collocarla definitivamente all'interno della Torre.

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